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 24 giugno 2010: la nazionale italiana campione del mondo è eliminata dal mondiale al primo turno, classificandosi ultima dopo Nuova Zelanda, Slovacchia e Paraguay … da non credere. D’accordo, tutti noi eravamo quanto meno un po’diffidenti riguardo la nostra rosa mondiale, ma davvero pochissimi avrebbero pronosticato un finale del genere, nemmeno il famigerato polpo Paul.

Tra le ragioni di questo clamoroso tonfo c’è sicuramente il fattore campionato. Mi spiego: in Italia la squadra più forte, da cinque anni a questa parte, è l’Inter. La rosa nerazzurra, però, conta solo 5 italiani: i giovanissimi Balotelli e Santon e i “nonnetti” Materazzi, Orlandoni e Toldo (quest’ultimo l’anno prossimo terminerà la carriera da calciatore). Inevitabilmente le scelte di Lippi (contestabilissime finchè si vuole, l’esclusione di Cassano in primis) non hanno potuto che ricadere sul blocco- Juve, reduce da un settimo posto nel nostro campionato. Nel Mondiale 2006, invece, il calcio italiano (nonostante la bufera- calciopoli) era più stimolante. La nazionale possedeva i migliori giocatori di Milan, Juve, Roma e Palermo, escludendo l’unico nerazzurro Materazzi. Abbiamo vinto grazie alla grinta di Cannavaro e Gattuso, alla qualità di Totti, Buffon e Pirlo. Oggi, invece, non possediamo veri e propri fenomeni, né comunque giocatori che possano dare una svolta alla partita. Anche la convocazione di Cassano, da sola, non avrebbe di certo fatto vincere gli azzurri.

La sconfitta con la Slovacchia, poi, è stata la dimostrazione degli sbagli dell’ex- ct viareggino: la vecchia guardia, ovvero Cannavaro, Zambrotta (il meno peggio), Camoranesi, Iaquinta, Gattuso, ecc ... si è rivelata un autentico fallimento; c’era, inoltre, una sorta di timore tra i nostri giocatori, mancava la necessaria fluidità nel gioco. C’è chi accusa la nazionale di essere troppo “vecchia”: in effetti, l’età media azzurra era di 27 anni. Solo qualche giovane (Montolivo, Criscito, Marchisio) ha giocato da titolare, tra l’altro senza brillare; altri non hanno avuto la piena fiducia del ct. Il fatto è che non c’è stato un ricambio generazionale adeguato e i giovani fanno sempre più fatica ad emergere nei rispettivi club, soprattutto in quelli prestigiosi. Situazione opposta, invece, riguarda ad esempio i nostri “vicini” teutonici: la Germania degli oriundi e dei 10 milioni di euro investiti nei settori giovanili ci ha dimostrato che i giovani possono essere anche il presente, non solo un remoto futuro.

In conclusione, c’è da sperare che il nuovo corso targato Prandelli porti i necessari cambiamenti. A mio avviso per ripartire bisogna innanzitutto trovare un’identità di squadra, puntando sulla qualità portata magari da forze fresche. Per ritornare a vincere serve cambiare mentalità: ci vuole un’ampia svolta che riguardi innanzitutto il calcio italiano in generale. Sono fiducioso, nonostante tutto.

Ultimo aggiornamento (Martedì 13 Luglio 2010 13:54)

 

 5 GIUGNO 2010 - Francesca Schiavone trionfa al Roland Garros. La 29enne milanese ha vinto il torneo parigino superando in finale l'australiana Samantha Stosur per 6-4, 7-6 (7-2) in 1h38'. La Schiavone diventa così la prima tennista italiana ad aggiudicarsi un torneo del Grande Slam: è, inoltre, la prima donna fuori dalla top 10 a vincere a Parigi. Incontenibile la sua gioia alla fine del “tie break”, quando l'errore della sua avversaria le consegnava la vittoria: Francesca si è accasciata a terra, grandi lacrime, poi grandi sorrisi. Sul podio ha cantato dall'inizio alla fine l'inno di Mameli. E il suo sorriso ha contagiato tutti nel campo centrale del mitico impianto parigino, dove un tifo da curva sud -molti suoi fan indossavano una maglietta nera con la scritta: “Schiavo, nothing is impossible”, nulla è impossibile- ha accompagnato la sua impresa. Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si trovava a Torino per una serie di viaggi in vista delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, informato della vittoria ha voluto telefonare alla tennista per complimentarsi di persona con lei. Per effetto della vittoria la tennista raggiunge il ranking numero 6 della “Women's Tennis Association”, ovvero il miglior piazzamento mai raggiunto da una tennista italiana. E', inoltre, la terza italiana ad aver raggiunto il grande slam (che consiste nella vittoria di AUSTRALIAN OPEN, Open di Francia ,WIMBLEDON, U.S. OPEN) dopo Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta. Quattro anni consecutivi nella top 20 del ranking mondiale (dal 2003 fino al 2006, anno in cui retrocedette all’undicesimo posto), Francesca ha già conosciuto una sfortunata finale, ma di doppio, al Roland Garros nel 2008, mentre il suo 2009 ha come migliori risultati la vittoria a Mosca, i quarti di finale a Wimbledon e il trionfo in Fed Cup contro gli Usa. «Mi sento una vera campionessa, mi sento fantastica» ha commentato a caldo la tennista milanese. «Devo dire qualcosa... non ho preparato niente... Ho visto tutte le finali di questo torneo», ha detto con grande emozione dopo aver ricevuto il trofeo dalle mani di Mary Pierce, ex fuoriclasse franco-canadese. Complimenti, Francesca!

Ultimo aggiornamento (Domenica 20 Giugno 2010 13:53)

 

L'Italia si trova tuttora al 73° posto, tra i paesi del mondo, per libertà di stampa (dopo Ghana e Mali). E' considerato, secondo il rapporto Freedom House un "Paese semi-libero". Da ieri tuttavia la nostra situazione pare ulteriormente compromessa se non gravemente peggiorata: il decreto legge sulle intercettazioni telefoniche introduce pesanti sanzioni a editori e giornalisti e proibisce di fatto la pubblicazione di intercettazioni. Tutto ciò va contro al diritto di informazione e alla libertà di stampa, oltre ad andare a discapito del cittadino che non potrà più venire a conoscenza di fatti tutt'altro che irrilevanti. Oltre a quest'aspetto, il decreto colpisce gravemente le forze dell'ordine e la lotta alla criminalità (vedi a proposito l'intervista a Pino Maniaci, qui sotto), privando la polizia di un mezzo che ha permesso, in questi anni, innumerevoli vittorie sul crimine.

La Marmaglia si unisce a tutti i media, i giornalisti, le forze dell'ordine e tutti coloro che in questi giorni, a prescindere dalle loro idee politiche, stanno manifestando contro questo decreto che definire vergognoso è riduttivo.

La nostra libertà dipende dalla libertà di stampa, ed essa non può essere limitata senza che vada perduta. (Thomas Jefferson)

Ultimo aggiornamento (Lunedì 14 Giugno 2010 15:36)

 

Il padre della TV anti-Mafia si scaglia contro il Governo Berlusconi

 Pino Maniaci, 57 anni, è un uomo magro e ossuto, il volto abbronzato, lo sguardo sempre acuto e ironico. Per molti è il simbolo vivente della lotta alla Mafia, di un’informazione libera e mai asservita ai poteri forti. All’uscita dell’auditorium S. Ilario si accende una sigaretta, poi attende i ragazzi della scuola di Polizia, che si complimentano con lui e gli stringono la mano. “Bravi ragazzi”, dice loro “Siete voi il futuro di questo Paese, fategliela pagare a quei p.d.m. (pezzi di merda) dei mafiosi!”. Qualche battuta con gli amici di Libera- Piacenza, poi si siede accanto a me ed iniziamo l’intervista.

Dottor Maniaci, ci spieghi in breve la sua attività.

Ebbene, nel 1999 ho rilevato un’emittente televisiva di Rifondazione Comunista, Telejato, e da lì è iniziato tutto. In breve ho cercato di offrire al territorio (circa 25 comuni) una fonte di informazione realmente libera,che facesse della lotta alla Mafia la propria ragione di vita. Trasmettiamo due ore di TG e servizi al giorno, facendo sempre nomi e cognomi delle famiglie mafiose della zona”.

Come ha reagito la comunità locale a tutto ciò?

Ovviamente i mafiosi non sono stati molto felici, in dieci anni abbiamo subito decine di querele, auto bruciate, finestrini spaccati, spari ed aggressioni anche fisiche … Tuttavia la popolazione sta lentamente cambiando mentalità: ormai il 99% dei commercianti della zona dove è trasmessa Telejato non paga più il pizzo, e ciò significa che un’informazione corretta può fare molto, è una cosa di cui siamo molto orgogliosi”.

Dottor Maniaci, questo Governo sì è più volte fregiato delle vittorie contro la Mafia conseguite durante il suo mandato; ma è davvero tutto merito di questo esecutivo?

Quando sento Maroni e i suoi che si vantano dei risultati conseguiti contro la Mafia, mi sembrano solo degli schifosi ipocriti. Se c’è un merito nelle catture prestigiose ottenute ultimamente, questo è soltanto del coraggio e dello straordinario senso dello Stato della nostra Polizia. Sono loro i veri eroi, non il Governo che semmai con i suoi provvedimenti ha dato una grossa mano ai mafiosi”.

In che senso?

Se passiamo in rassegna tutti i vari emendamenti del Governo Berlusconi (scudo fiscale, legge sul falso in bilancio, vendita dei beni confiscati, taglio di 3 miliardi alla Polizia, leggi ad personam ed infine questo ultimo scandaloso provvedimento sulle intercettazioni) ci accorgiamo che la Mafia ne esce solamente rinforzata. Intendiamoci, non che a sinistra le cose siano differenti: la Mafia si insinua ovunque, in Sicilia il PD è alleato con la giunta Lombardo sospettata di infiltrazione mafiosa”.

Quanto le giovani generazioni influiscono sulla lotta alla Mafia?

Io noto, in Sicilia, un incredibile passione e risveglio della società civile, in primis dei giovani. Vedere più di 20.000 ragazzi davanti l’albero Falcone, osservare le manifestazioni di gioia all’arresto del latitante Raccuglia, con giovani siciliani che applaudivano le forze di polizia, sono cose che fanno ben sperare per il futuro. Purtroppo lo stesso impegno che è visibile in Sicilia non si ritrova ad esempio in Campania e Calabria”.

Qual è la chiave per sradicare una volta per tutte la Mafia dal nostro Paese?

E’ molto semplice: recidere il cordone ombelicale che la lega alla politica. Finché i mafiosi potranno contare sull’aiuto e sui provvedimenti di politici collusi, sarà impossibile sradicare la Mafia dall’Italia. Purtroppo però da quello che possiamo osservare tutti i giorni sembra essere un traguardo lontano …”

Ultimo aggiornamento (Lunedì 14 Giugno 2010 15:38)

 

Pubblichiamo con grande piacere un contributo del giornale studentesco indipendente "Farò del mio peggio News" di Savona, ora gemellato con La Marmaglia ...

Per creazionismo si intende la dottrina secondo la quale il mondo sarebbe stato creato da una divinità, ciò vale per l’Universo nella sua totalità e di conseguenza anche per tutti gli esseri viventi, compreso l’uomo. Il movimento creazionista si è sviluppato prevalentemente negli Stati Uniti fin dall’inizio del secolo scorso, ma si sta diffondendo anche in altri paesi tra cui l’Italia.

Negli Stati Uniti i creazionisti hanno presentato nel corso degli anni numerosi progetti di legge, affinché la loro dottrina venisse riconosciuta come teoria scientifica al fine di essere insegnata nelle scuole, di fatto andando contro l’evoluzione. Ad esempio in Louisiana, nel 1981, il governo approvò un documento che imponeva ai professori di insegnare quella che i creazionisti definivano “scienza della creazione” oltre alla teoria darwiniana dell’evoluzione. Ma, nel 1987, la Corte Suprema federale ha definitivamente sancito la non costituzionalità del documento, in quanto basato su una credenza religiosa.

Un ulteriore tentativo da parte dei creazionisti di affermare la propria tesi è stato quello di introdurre, in sostituzione della vecchia dottrina, il “progetto intelligente” (intelligent design), ma non avendo anche questo alcun fondamento scientifico è andato incontro a diverse difficoltà per incostituzionalità.

I creazionisti, cercando di trovare elementi a proprio favore, in realtà si limitano a tentare, vanamente, di smontare i capisaldi dell’evoluzione: per prima cosa, continuano a diffondere, nelle scuole e fra poveri sprovveduti, l’idea che l’evoluzione non sia confermata da dati scientifici, ma tale affermazione non ha mai retto alla prova di un serio contraddittorio con la comunità scientifica.

L'evoluzione, in quanto tale, non è una teoria: è un fatto assolutamente indiscutibile e oggettivo. La teoria darwiniana, che (in soldoni) indica come meccanismo evolutivo la selezione naturale dell'ambiente e la sopravvivenza del più adatto, è un modello che tenta di spiegare l'evoluzione. Per dirla in altri termini: se io lascio cadere un oggetto sulla superficie della Terra, esso cadrà verso la superficie con un'accelerazione di 9,8 metri al secondo quadrato. Questo è un fatto. La teoria della gravitazione universale è un modello che cerca di spiegare questo fenomeno (e tanti altri). Se voi andaste in giro a dire che "la gravità è una teoria", verreste giustamente guardati come se vi dovesse uscire un cucù dalla fronte. L'evoluzione naturale della vita è un fatto, mentre il darwinismo (o il cosiddetto "neo-darwinismo") è un modello che tenta di spiegare tale fatto in termini scientifici.” (D. Tramontano, ordinario di Biologia applicata)

Il creazionismo non è una scienza, anzi, è un attacco a tutte le scienze; è un attacco all’evoluzione biologica che è alla base della vita di ogni essere vivente. Nella sua teoria dell’evoluzione Darwin afferma che il processo di differenziazione avviene per variazione, ossia per mutazione e selezione. Le mutazioni che possono avvenire in modo casuale e non voluto, anche se in minima parte portano a miglioramenti e, quindi, come diceva Darwin “a infinite forme bellissime”. Il creazionismo come può spiegare che possano esistere altre mutazioni dovute ad agenti mutageni, come le radiazioni e gli inquinanti, che agiscono in modo così negativo per gli esseri viventi?

Ultimo aggiornamento (Lunedì 14 Giugno 2010 15:54)